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Non vedenti... siamo noi!
Una persona che ha seri problemi visivi si
chiama cieco o non vedente?
Noi italiani spesso siamo dei giocolieri della parola, usano spesso frasi
periferiche o addirittura dei sinonimi, pensando di poter modificare la realtà rendendola meno pesante.
I ciechi non si sottraggono a questo vezzo: c'è perfino chi li definisce visulesi per assonanza con gli audiolesi o per assurdo li paragona ai
pluriminorati.... Bhe, per fortuna sono solo dei sinonimi.
In realtà le parole non possono modificare la realtà: ciechi e non vedenti
sono sinonimi e potete usarli indifferentemente. Quello che conta non è
l'espressione usata, ma il tono con cui la si dice. Il tono da la sua reale
trasparenza alla frase, rendendola diversa dal suo significato reale. Da esso traspare
inequivocabilmente l'atteggiamento di chi parla verso il cieco e sicuramente
il cieco se ne accorgerà, con il tono in cui viene messo in discussione.
Quando incontrate un non vedente per strada, pensate per prima cosa che si
tratta di una persona come tutte le altre, con qualche difficoltà in più
dovuta al fatto che non può esplorare la realtà circostante con la stessa
facilità di un vedente. Se sentite di doverlo aiutare, avvicinatevi con
garbo, sapendo che un non vedente che si trovi in difficoltà non rifiuterà
il vostro aiuto, ma siete sempre consapevoli anche del fatto che se quel
cieco è riuscito ad arrivare fino a lì significa che come minimo sa muoversi
da solo per la strada e probabilmente sta facendo un percorso abituale che
conosce a memoria, o ironicamente parlando alla cieca. Perciò, se il vostro
aiuto viene rifiutato, non prendetevela a male: tra i ciechi, come tra
tutte le persone del mondo, ci sono quelli più socievoli e quelli più
solitari e si possono incontrare anche quelli più scorbutici
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